Introduzione
Il Coronavirus è ormai entrato nel nostro immaginario, oltre che nella concretezza e nella materialità delle nostre vite. Persino la pubblicità lo ha incorporato, inglobato e messo a profitto, calibrando i suoi annunci sulla situazione che stiamo vivendo e ricordandoci che, anche dalle peggiori crisi, qualcuno, con un pizzico di opportunismo e di spregiudicatezza, riesce a trarre profitto. Noi, studenti e insegnanti della terza A, abbiamo l'impressione che saremo tra quelli che usciranno un po' più poveri da questa situazione ma probabilmente anche più lucidi e solidali.
Di sicuro avremo maturato un po' più di esperienza nella scrittura cooperativa e insieme la consapevolezza che la scrittura, oltre che una pratica solitaria e individualistica, possa essere uno strumento collettivo di resistenza e di rielaborazione dei traumi.
Il racconto che oggi vi presentiamo nasce proprio da un percorso di scrittura collettiva ispirato a questi principi. La tecnica è semplice e la abbiamo appresa da collettivi di scrittori che ormai da tempo la praticano (il più celebre è forse il collettivo Wu Ming autore di diversi romanzi scritti a più mani). Si inizia elaborando un soggetto e pianificando la redazione delle sequenze narrative, dialogiche, riflessive e descrittive che lo compongono. Tutti gli scrittori che partecipano al progetto lavorano sulle diverse sequenze, mentre un direttore artistico ha il compito di scegliere, per ciascuna sequenza, le parti migliori e di assemblarle in un unico testo.
Nella scrittura del nostro racconto abbiamo preso spunto dalla storia raccontata nel romanzo "La guerra dei mondi" e dalla sua trasposizione cinematografica. La storia è nota: si narra di una guerra scatenata dagli alieni contro l'umanità che riesce a sopravvivere e a sconfiggere gli alieni infettandoli, inconsapevolmente, con i virus e i batteri con i quali gli uomini convivono oramai da millenni. Come si può intuire dalla breve sinossi, un soggetto di grande attualità. Abbiamo immaginato un sequel di questa storia, mobilitando tutta la nostra classe e andando a scomodare la regina Elisabetta II come personaggio chiave del nostro racconto. In un'epoca in cui spoilerare è considerato un peccato grave che merita i gironi più roventi dell'inferno, non ci arrischiamo ad anticiparvi altro e vi invitiamo a godervi il risultato dei nostri sforzi.
C'è stato un tempo in cui alle parole si attribuiva un potere magico, esse potevano mutare in meglio o in peggio il destino degli uomini. Abbiamo ormai superato queste superstizioni, ma proprio in questi giorni gli psicologici che dispensano consigli su come affrontare la situazione che stiamo vivendo ci ricordano quanto sia importante distrarsi attraverso la lettura, svagarci immergendoci in mondi fantastici e come tutto questo aiuti a rafforzare il nostro sistema immunitario. Ci auguriamo quindi, distraendovi un po', di contribuire a esorcizzare i vostri timori, a sollevare il vostro umore e soprattutto a rinvigorire i vostri anticorpi.
Buona lettura
La classe Terza A
Professor Giovanni Macchione
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LA GUERRA DEGLI IMMONDI
Autori: Armanni Chiara, Bertola Alessandra, Bikhtancer Yassine, Bordoni Tommaso, Canavesi Sara, De Felice Giada, El Haoui Nihal, El Refaei Dalia, Galasso Sofia, Hercevovac Neven, Laci Fiona, Locatelli Niccolò, Mboup Cheikh, Mugnano Francesco, Norrito Andrea, Pedrazzini Ivan, Sala Marco, Shakeel Kiran, Sow Abdoulaye, Torre Gioele, Zaheer Laiba, Zucchet Rebecca della classe Terza A
Era l’aprile del 2020 e le strade di molte città del pianeta erano vuote e silenziose. Il mondo intero era come paralizzato a causa della pandemia di COVID-19. Il virus responsabile di questa malattia infettiva colpiva soprattutto le vie respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione provocava polmoniti molto severe, costringendo gli ammalati al ricovero in terapia intensiva. Gli ospedali erano al collasso, tanto che per far fronte alla situazione erano stati allestiti numerosi ospedali da campo. Le persone anziane e chi aveva già altre malattie sembravano essere soggette a conseguenze più gravi a seguito dell’infezione. Alcuni avevano pensato di rifugiarsi nelle zone più inospitali della Terra, scoprendo però che il virus resisteva sia al freddo che al caldo ed aveva raggiunto anche il Polo Nord e il deserto del Sahara. In diversi paesi erano stati segnalati episodi di xenofobia e razzismo contro persone di origine cinese. Il virus infatti era comparso per la prima volta in Cina e si era diffuso poi in tutto il pianeta. I focolai più gravi si erano registrati in Lombardia, una regione dell’Italia. Il virus aveva poi continuato a diffondersi in Spagna, in America, nel Regno Unito e nel continente africano. Nel mondo erano più di quarantaduemila le persone decedute su ben settecentoventitremila casi. In rete si assisteva alla diffusione di disinformazione e fake news, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva coniato un nuovo termine: infodemia.
Si poteva uscire di casa solo per alcuni motivi: per fare la spesa, per questioni di salute o di lavoro. Bisognava, giustamente, rispettare le regole altrimenti si andava incontro a pene molto severe. Per sicurezza bisognava avere sempre a portata di mano una mascherina e, se si era riusciti a procurarselo, un gel per le mani. La pandemia aveva avuto un impatto anche sull’economia, poiché molte aziende si erano fermate e i dipendenti erano a casa. Ovviamente chi poteva lavorare da casa lo faceva. Anche gli studenti erano impegnati con la didattica a distanza, sperimentando nuove piattaforme per l’apprendimento e strumenti informatici innovativi. Nonostante tutto la primavera non aveva tardato ad arrivare. Il Sole splendeva, i fiori sbocciavano e gli uccellini cantavano quasi indifferenti alla sorte degli umani. Nel porto di Cagliari erano tornati persino i delfini e i parchi si erano riempiti di conigli. L’aria era pulita e pervasa dal profumo dei fiori che sbocciano in primavera.
Una sera, una bambina di nome Giulia non riusciva a prendere sonno, così chiamò il nonno che si chiamava Marcello.
- Nonno, nonno, io ho paura di questo virus. Non riesco a dormire, perché penso che lui entri nel mio corpo mentre dormo.
- Stai tranquilla, a te non farà niente perché sei giovane e il tuo sistema immunitario è molto forte, se mai, io dovrei preoccuparmi, perché i miei anticorpi sono più deboli. Ma non mi preoccupo, perché ho già vissuto un’esperienza peggiore di questa.
- Me la racconti, per favore?
- Certo, Circa settant’anni fa, quando io ero ancora un bambino, degli alieni attaccarono la Terra… Tuo nonno, mio padre, era un militare perché in quegli anni tutti i maschi erano obbligati a fare il servizio militare. Era uno dei più forti e lo chiamavano spesso per combattere, è proprio per questo motivo che ha ancora molte ferite di guerra. Quella però non è stata una guerra normale, ma un attacco alieno. Si, proprio così. Molti non ci credono, ma noi abbiamo le prove: abbiamo avuto morti, abbiamo le cicatrici delle ferite provocate dalle loro armi. In quella guerra molti tuoi zii sono morti, tuo nonno è riuscito a sconfiggere una buona parte degli alieni ed è riuscito a salvarsi.
- Com’erano questi alieni, nonno?
- Erano molto piccoli, però erano anche molto intelligenti. Avevano costruito delle macchine giganti, chiamate tripodi, che venivano controllate da loro attraverso la telepatia.
- Cos’è la telepatia?
- La telepatia è quando controlli qualcosa con la tua mente, con la forza del pensiero. Ma lasciami continuare la storia. Mentre stavo passeggiando per la città con la mia famiglia, uno dei tripodi ci attaccò e ci catturò. Ci portò nel loro covo sotterraneo e ci mise in una capsula. Il loro scopo era di succhiarci il sangue.
- E come avete fatto a salvarvi?
- Ad un certo punto il tripode esplose, così uscimmo dal loro covo. Quando uscimmo vedemmo un alieno che era morto per soffocamento. E i militari riuscirono a batterli facilmente perché erano indeboliti. Dopo qualche mese, gli scienziati, scoprirono che gli alieni erano morti a causa dei virus che l’essere umano conteneva nel proprio sangue. Il sistema immunitario dell’essere umano si era già abituato a combattere contro quei virus con i quali ormai conviveva da millenni. Cara Giulia, Noi umani siamo fortissimi da millenni conviviamo con virus e batteri, abbiamo affrontato diverse epidemie e sconfiggeremo anche questo maledetto virus.
- Grazie nonno adesso sono più tranquilla.
- Buonanotte.
- Buonanotte
Mentre il nonno raccontava la storia, una navicella era in orbita intorno alla Terra: era una navicella grigia, in grado di volare e produrre strani rumori ed emetteva anche delle luci accecanti. All’esterno era piena di telecamere e apparecchiature sofisticate in grado di spiare gli umani. Le telecamere scattavano delle foto e registravano dei video. La navicella era enorme, quasi quanto un campo da calcio ed era anche molto rumorosa. Era stata realizzata con un metallo di nome Cadmio, che sembrava quasi modellabile al tatto, ma invece era molto resistente. La navicella era di un blu scuro, come quello della notte, forse per non farsi vedere. Assomigliava al pianeta Saturno e probabilmente proveniva proprio da là.
All'interno si intravedono delle apparecchiature molto sofisticate colore argento, c’erano molti monitor, un’infinità di pulsanti sui quali si allungavano delle ombre, probabilmente proiettate da chi si trovava davanti alla postazione dei pannelli di controllo.
L'interno della navicella sembrava molto comodo, il pavimento era ricoperto da morbidi cuscini, c'erano delle bevande la cui composizione era ignota; i bagni erano piccolissimi, evidentemente gli alieni non avevano molto rispetto per chi portava taglie abbondanti; la pulizia lasciava a desiderare, di certo, se si fosse trattata di una compagnia di viaggi nell’interspazio, doveva essere una compagnia low cost.
Gli alieni erano viscidi, la loro pelle era di colore verdastro, avevano delle braccia lunghe, ogni arto possedeva tre dita, dalla pancia fuoriuscivano altre due braccia più piccole, avevano una testa gigante a forma di petalo di rosa o di manta, con degli occhi neri come la pece, grandi e scuri che provocano il terrore in chi li fissava. Alcuni popoli con cui erano già entrati in contatto sostenevano che non avessero un’anima. In compenso avevano dei denti affilatissimi come le lame di un rasoio. , una schiena ricurva, grazie ad un midollo spinale ereditato dai Rettiliani. Si diceva che fossero stati creati proprio da loro, per distruggere mondi e diventare i padroni dell'universo. Avevano un cervello molto sviluppato, grazie ad una mutazione del cranio. Le loro gambe erano molto magre e piccole. Non erano certo tra le razze umanoidi più pacifiche, perché si cibavano di odio e di distruzione.
Tra di loro comunicavano attraverso gesti e versi che sembravano lamenti incomprensibili agli esseri umani.
In quel momento alcuni di loro si trovavano nella sala delle conferenze, che aveva un grande tavolo intorno al quale si erano riuniti i loro capi per prendere alcune decisioni importanti, Gli alieni cominciarono a discutere del piano che avevano elaborato. per assestare un duro colpo all’umanità.
Cominciò a parlare un alieno che probabilmente godeva di grande considerazione tra gli altri:
- Sieti pronti? adesso avremo finalmente la nostra vendetta. I nostri padri non sono riusciti a distruggere questo scarto di pianeta, che quello schifo di popolo chiama Terra, ma che io avrei chiamato Chalachu (Bidone nella lingua degli alieni).
Un altro alieno proseguì dicendo:
- Noi siamo stati sconfitti dagli umani attraverso i virus e i batteri e a distanza di molti anni abbiamo sviluppato una resistenza a questi microrganismi, ora non rischiamo più di ammalarci a causa dei virus. Siamo diventati immuni. abbiamo perso quella guerra a causa delle loro maledette malattie, ma ci siamo fortificati e abbiamo imparato a manipolare questi virus a nostro piacimento, adesso potremo uccidere gli umani usando le stesse armi che ci hanno sconfitto.
Un altro alieno proseguì:
- Attraverso vari esperimenti in laboratorio, siamo riusciti a creare un virus ancora sconosciuto agli umani, li abbiamo fatti ammalare tutti diffondendolo attraverso una pioggia acida. Questa pioggia ha infettato gli animali che loro allevano, poveri innocenti che poi vengono uccisi e mangiati dalle persone.
Un terzo fece eco:
- In questo modo gli essere umani sono entrati a contatto con il virus e rischiano di perdere la vita e rovinare la propria salute. Abbiamo pensato anche agli umani che non mangiano la carne, i vegetariani avrebbero potuto non contrarre il virus ma siamo riusciti a infettare anche loro!
Un alieno del comitato degli scienziati intervenne dicendo: - Esatto, perché gli uomini escono di casa e parlando tra di loro, toccandosi e stando in luoghi affollati hanno permesso al virus di moltiplicarsi, passando di persona in persona. Presto però gli esseri umani svilupperanno gli anticorpi anche per questo virus. Ma questa volta non sopravviveranno: abbiamo un piano per diffondere un farmaco letale facendo credere loro che sia l’unico rimedio per il Coronavirus.
Un alieno più buono degli altri intervenne:
- Siete degli insensibili, senza cuore, non bisogna sterminare un popolo, che potrebbe diventare nostro amico.
Un altro alieno lo interruppe subito:
- Uccidete il traditore, non si merita di vivere, è un rammollito.
Gli alieni uccisero l’essere che non la pensava come loro; erano molto permalosi e non accettavano facilmente le critiche.
Il virus di cui stavano parlando gli alieni era un nuovo coronavirus che gli scienziati alieni avevano sviluppato nei loro laboratori.
Nella navicella c’erano immagini del virus ovunque. Il virus era una sfera circondata da protuberanze che sembravano formare una specie di corona, per questo era stato chiamato Coronavirus.
Le protuberanze erano blicotuberine a spillo che si trovavano all'esterno del nucleo. Le blicotuberine erano rosse, mentre il nucleo era grigio.
Il virus non si poteva vedere ad occhio nudo ma era molto contagioso, una sorta di fumo bianco che se entrava in contatto con una persona innocente veniva poi trasmesso ad altri innocenti.
Gli alieni erano così sicuri che avrebbero vinto, perché non sapevano che gli umani potevano contare sulla regina Elisabetta II, la regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. Elisabetta aveva 93 anni, anche se molti ritenevano che fosse più vecchia e che sarebbe vissuta in eterno. Nella sua vita aveva assistito a numerose guerre e a tutte le epidemie, tra cui la SARS e l’influenza spagnola. Era nata il 21 aprile 1926 a Londra ed era la figlia maggiore del Duca di York e della duchessa Elisabetta; nel 1947 aveva sposato Filippo Mountbatten dal quale aveva avuto quattro figli: Carlo, principe del Galles, Anna, principessa reale, Andrea, duca di York, ed Edoardo, conte di Wessex. Era diventata regina all'età di venticinque anni alla morte del padre, il 6 febbraio 1952, venendo poi incoronata il 2 giugno 1953 nell'Abbazia di Westminster; era alta un metro e sessantatré. La regina amava molto vestirsi in modo elegante prediligendo colori caldi e vivaci, aveva un buon cuore, ma sapeva farsi rispettare e quando era necessario impartiva i suoi ordini con autorevolezza. Aveva una grande passione per i cani, soprattutto quelli di razza Corgi, infatti ne aveva posseduti trenta, ma aveva anche un piccolo difetto… alzava un po’ il gomito.
La regina, infatti, iniziava prima di pranzo con gin e dubonet, con una fetta di limone e tanto ghiaccio, a pranzo non si negava mai un bicchiere di vino come aperitivo e un martini secco a fine pasto. La sua giornata alcolica si concludeva dopo il tè delle cinque con un bicchiere di champagne. Aveva un modo insolito di comunicare con le sue guardie del corpo, alle quali inviava messaggi in codice attraverso i movimenti della borsetta: quando voleva essere aiutata a liberarsi di un interlocutore passava la borsetta da un braccio all'altro. Se invece teneva la borsa a sinistra e i guanti nella mano destra significava che tutto andava va bene.
La regina era al corrente delle intenzioni degli alieni, dopotutto aveva vissuto anche durante il loro primo attacco, durante il quale era stata parte attiva negli accordi di pace. Non fidandosi degli alieni aveva dato disposizione ai servizi segreti britannici di continuare a sorvegliare i loro movimenti. Era quindi a conoscenza del fatto che erano stati gli alieni a creare il Coronavirus, quel virus che si era rivelato capace di uccidere milioni di persone, ed aveva anche un piano per fermarli.
la Regina si sedette sulla sua comoda poltrona e pensò a come sconfiggere di nuovo gli alieni. sapeva che non poteva combattere quella guerra da sola. Avrebbe avuto bisogno dei militari che avevano già combattuto contro gli alieni la prima volta, persone intelligenti e coraggiose che sapevano come agire in quelle circostanze. In quel momento nessuno poteva permettersi di sbagliare. Ma la maggior parte di quei militari erano morti o malati, o non avevano abbastanza forza per ricominciare a combattere. Così pensò di cercare dei ragazzi giovani e robusti che la potessero aiutare tramite le piattaforme per l’apprendimento che venivano utilizzate dalle scuole in quel periodo. Non sapeva però a chi rivolgersi, così decise di prendere il suo mappamondo e di farlo girare, quindi puntò il dito sull’Italia. Poi prese una carta dell’Italia e scelse la regione Lombardia dove la incuriosì il nome di un piccolo paese: Verdellino. Così decise di contattare la classe IIIA, dopo aver appreso dalla stampa locale che quella classe aveva vinto molti trofei e numerose medaglie d'oro.
Accese il suo vecchio e fidato computer un IBM 5120 che non utilizzava da qualche decennio. Il pc era una scatola di plastica piena di circuiti elettrici con una tastiera colorata che sporgeva sotto uno schermo molto spesso. Una volta acceso il computer, la regina dovette attendere circa sedici ore durante le quali il computer installò un aggiornamento. Subito dopo la regina pensò a come contattare gli alunni di quella classe, quindi entrò con il suo vecchissimo computer sul sito della loro scuola, per consultare gli orari della didattica online. Doveva solo trovare il momento giusto per intervenire durante una loro videoconferenza.
Il giorno seguente la classe Terza A fu contattata dalla regina Elisabetta II, che interruppe una noiosa lezione di grammatica e raccontò loro quello che aveva scoperto:
- Ciao ragazzi, sono la Regina Elisabetta, come già sapete questa pandemia è causata da un virus che provoca una malattia molto contagiosa. Che voi ci crediate o no, questo virus è stato creato da degli alieni che vogliono vendicarsi perché qualche anno fa li abbiamo sconfitti con le nostre malattie per loro molto letali. Stanno tornando e alcuni di loro sono già qua e si sono impossessati dei corpi di due grandi uomini, Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d'America e Vladimir Putin presidente della Federazione Russa. Presto quei due metteranno in circolazione un farmaco, spacciandolo come rimedio efficace per il Coronavirus mentre si tratta di un potente veleno che provocherà il totale annichilimento dell’umanità e che si rivelerà un modo per controllare la mente degli umani. Vi consiglio di farvi raccontare dai vostri nonni la guerra contro gli alieni, molti di loro erano presenti, hanno combattuto, si sono sacrificati e abbiamo vinto grazie a loro. Per combattere quest’anno però ho bisogno di voi, i vecchi militari sono ormai senza forze, mentre voi, ragazzi, siete speciali, siete perfetti! Sapete come gestire e come combattere questa guerra.
All'inizio i ragazzi della III A erano emozionati, in quanto stavano parlando con la Regina Elisabetta II, ma quando sentirono quelle parole l’emozione si tramutò in preoccupazione. C’era chi aveva paura e chi si era messo a piangere; ma alla fine tutti gli alunni della terza A decisero di aiutare la sovrana inglese.
Dopo aver accettato la missione, gli studenti addormentarono i propri genitori e i fratelli, per poi prepararsi. Nella maggior parte degli zaini, che gli studenti della terza A portava nelle loro missioni, c'erano rampini, pistole con acido, cibo, binocoli, taser, computer per hackerare e woki toki.
Gli aeroporti della Lombardia non si potevano utilizzare, erano inaccessibili a causa del Coronavirus. l’unico aeroporto che avrebbe permesso alla III A di partire era l’aeroporto internazionale di Ciampino nei pressi di Roma. L’aeroporto era deserto in quella giornata nuvolosa e c’erano solo i lavoratori e i controllori.
L’aeroporto era quasi vuoto, perché moltissimi voli erano stati cancellati e ai pochi viaggiatori che circolavano veniva provata la febbre assicurandosi che non avessero il Coronavirus per impedire altri contagi. Tutti i controllori erano protetti per evitare di essere contagiati. Molte insegne elettroniche informavano della presenza del virus e delle precauzioni da utilizzare: si raccomandava ai viaggiatori di mantenere la distanza di almeno un metro, di indossare la mascherina e i guanti.
La classe poté partire grazie a un permesso speciale della Regina. Perciò dopo che a ognuno di loro fu controllata la febbre, i ragazzi della Terza A decollarono con un jet privato, che la regina aveva prenotato per loro.
Dopo un lungo viaggio, i ragazzi della terza A arrivarono a Mosca dove li attendevano ulteriori misure di sicurezza. Inizialmente dovettero superare i classici controlli delle valigie e degli effetti personali. Poi i russi controllarono loro la temperatura. Tutti i viaggiatori dovevano esibire documenti delle allergie e degli ultimi esami del sangue.
Una volta usciti dall'aeroporto di Mosca, i ragazzi della terza A presero un autobus che li portò in una villetta che aveva affittato per loro la regina. Qui si sistemarono e si riposarono, così che il giorno seguente sarebbe stato molto più facile affrontare Putin. I ragazzi sapevano che avrebbero dovuto dormire, ma l'insonnia disturbò il riposo di quasi tutti gli studenti della terza A, tranne di un certo Marco che non solo dormiva, russava anche, impedendo agli altri di riposare.
La mattina del giorno dopo, gli alunni partirono subito per il palazzo del Cremlino, dove avrebbero avuto maggiori probabilità di trovare Putin. Giunti a destinazione i ragazzi dovevano trovare un modo per entrare, perché era pieno di guardie, probabilmente alieni. Il gran palazzo del Cremlino era enorme, bianco, con ornamenti oro e verde militare e aveva numerose finestre. Si trovava all’interno di una cittadella fortificata circondata da mura di mattoni e da alberi. La cittadella vista dall’alto aveva la forma di una specie di triangolo. Dall'esterno, il palazzo, sembrava avere tre piani, quando in realtà ne aveva solamente due. In quell’edificio Putin organizzava molte riunioni col parlamento e con altri politici. Il presidente era un campione di judo, praticava molte altre attività tra cui l’automobilismo, l’alpinismo, l’hockey e le immersioni. Era un uomo molto impegnato ma anche pronto alle sfide che riguardavano la resistenza mentale e fisica.
Per entrare nel palazzo i ragazzi decisero di fare esplodere un negozio sfitto che si trovava lì vicino, così le guardie si sarebbero distratte e loro sarebbero riusciti ad entrare. Le guardie andarono subito a controllare e i ragazzi entrarono nell’edificio. Il presidente russo era impegnato in una riunione, nonostante ciò stava bevendo della vodka prodotta in Russia. Quando terminò, i ragazzi entrarono nella stanza in cui si trovava, pronti a mettere in atto le istruzioni che avevano ricevuto da Elisabetta II.
La regina, infatti, aveva dato ai ragazzi alcune indicazioni su come sconfiggere gli alieni: avrebbero dovuto usare del sale sulla loro pelle o i peperoncini più potenti al mondo o ancora dell'acqua bollente. Perciò alcuni di loro avevano delle pistole ad acqua piene di acqua calda, di salsa piccante e di sale sciolto super concentrato che usarono contro l’alieno. L’extraterrestre si sciolse in una pozza grigia che puzzava di bruciato e di peperoncino. Infine i ragazzi liberano Putin che l’alieno aveva nascosto in un ripostiglio. Putin ringraziò i ragazzi per averlo salvato. Era molto riconoscente. Poi confermò quanto la regina aveva raccontato loro: presto gli alieni avrebbero messo in commercio un farmaco che non era un rimedio per il Coronavirus ma un veleno che avrebbe aiutato gli alieni ad assoggettare gli esseri umani. Putin, inoltre, per ringraziare i ragazzi della IIIA decise di fare loro un regalo: un sottomarino che li avrebbe portati negli Stati Uniti per liberare anche il presidente Trump.
Il sottomarino era uno dei più veloci esistenti ma era anche il più vecchio: i russi l'avevano rubato ai tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. Gli interni erano verdi, con sedili, volanti, oblò e condotti di areazione. Sotto ogni sedile vi era un kit medico e una maschera antigas.
Il sottomarino era molto grande e spazioso, era pieno di apparecchiature tecnologiche, al suo interno era anche possibile usare lo smartphone, grazie a connessioni wi-fi a bordo, ad una condizione: essere vicini alla costa (la rete 3G è infatti attiva solo fino a circa 30 km). C’erano molti posti letto e un piccolo reparto cucina con un grande frigorifero, un fornello, un lavandino e diversi cassetti e mensole. C’era anche un bagno con un water, una doccia e un lavandino. All’esterno il sottomarino era di un colore grigio molto scuro quasi sul nero. I ragazzi della terza A dovevano decidere chi lo avrebbe pilotato: nessuno sapeva manovrare quell’oggetto gigante, ma dopo un po’ di esitazione, un certo Mame Mor, il primo della classe, alzò la mano e disse che lo avrebbe pilotato lui e scelse come copilota un compagno di nome Neven.
Il viaggio fu lungo, il sottomarino incrociò calamari giganti che lo attaccarono, ma gli alunni erano stati addestrati ad affrontare ogni pericolo e si salvarono. Videro anche una balena e degli squali. Si diressero verso l’America passando per il Mare di Norvegia, il Mare del Nord e l’Oceano Atlantico; dopo essere approdati a Filadelfia si riposarono e mangiarono nei fast food più famosi degli USA. Dopo essersi rifocillati presero un treno per andare a Washington. Mentre viaggiavano i ragazzi provarono tutti i gusti di Coca-Cola.
Intanto l’alieno che si fingeva Trump era nello studio ovale e faceva finta di lavorare per non destare sospetti, mentre stava solo firmando fogli bianchi e timbrando fogli già timbrati e firmati. Il presidente era un uomo alto, un po’ anziano, aveva sempre un'espressione corrucciata e questo era il motivo delle sue numerose rughe che copriva con un fondotinta un po’ troppo scuro per la sua carnagione. In testa aveva pochi capelli biondi, infatti quando doveva mostrarsi in pubblico indossava un parrucchino biondo. Nell’insieme poteva sembrare un bel mandarino. L’alieno aveva le stesse sembianze di Trump, ma ovviamente non era lui e infatti aveva comportamenti molto diversi da quelli abituali, così era sembrato anche alla sua assistente. Il fatto che non aveva bisogno di pasti o di dormire avrebbe potuto destare qualche sospetto e quindi l’alieno si rinchiudeva tutto il giorno nello studio ovale, sostenendo che aveva del lavoro da svolgere per affrontare la pandemia. Posizionato nella West Wing della Casa Bianca, lo studio ovale naturalmente aveva una forma ellittica e possedeva tre grandi finestre rivolte a sud. Al suo interno c’erano due divani dove il presidente ogni tanto dormiva la notte, una lampada molto vecchia e quattro porte: la porta a est dava sul giardino di rose della Casa Bianca, la porta a ovest conduceva a uno studio privato più piccolo, la porta a nord-est dava sul corridoio principale dell'Ala ovest e la porta a nord-ovest conduceva all'ufficio del segretario del presidente. Al centro del pavimento dello studio si trovava il simbolo dell’America: l’aquila. Alle pareti della stanza erano appese molte bandiere americane. In quel momento l’alieno che aveva preso il posto di Trump indossava solo una canottiera, un paio di mutande, dei calzini e delle ciabatte della Nike. La sua scrivania era ricoperta di documenti. Stava facendo una videoconferenza con altri politici, ma aveva disattivato la webcam così che non lo vedessero senza parrucca e per non destare troppo sospetto. Intanto stava mangiando una brioche accompagnata da una tazza di caffè bollente, l’unica bevanda che gli alieni apprezzavano.
Arrivata a Washington la mitica IIIA aveva un piano molto semplice: trovare l’alieno e neutralizzarlo utilizzando gli stessi strumenti usati contro l’alieno che fingeva di essere Putin. Arrivati alla casa bianca, i ragazzi decisero di distrarre le guardie con la stessa tattica che avevano usato a Mosca, cioè facendo esplodere un edificio vicino. Quando le guardie sentirono l’esplosione andarono subito a controllare. Intanto i ragazzi entrarono nella Casa Bianca. Visto che la classe aveva già sconfitto un alieno, l’essere che aveva preso il posto di Trump comunicava il luogo in cui si trovava solo a due persone: il suo assistente e il cameriere. Gli studenti finsero di visitare l’edificio per un progetto scolastico finanziato dalla sovrana inglese. Dovevano riuscire ad entrare nello studio di Trump e lo dovevano fare di nascosto. Quando videro il cameriere decisero di seguirlo senza farsi notare, fingendo di guardare i quadri appesi alle pareti dei corridoi. Arrivati davanti alla porta dello studio ovale si trovarono di fronte due guardie. Uno degli studenti fece finta di stare male, così le guardie lo portarono via. La classe entrò nello studio ovale, quando l’alieno vide gli alunni sobbalzò per lo spavento. Questa volta gli studenti avevano a disposizione una pistola fabbricata in Russia dagli uomini di Putin, contenente un liquido che neutralizzava gli alieni. La pistola era dotata di una piccola webcam e di un piccolo microfono che permetteva ai ragazzi di monitorare ogni azione che avveniva all’interno dello studio ovale. L’alieno quando si accorse che i ragazzi erano armati li attaccò con i suoi arti ossuti, ma per fortuna la pistola funzionò e l'extraterrestre si sciolse nella stessa melma grigia maleodorante in cui si era trasformato il suo amico. Quindi il ragazzo che faceva finta di stare male si riunì alla classe e insieme liberarono il vero Trump che si trovava legato in una stanza di un hotel a pochi chilometri da New York. Lo trovarono legato a una sedia con in bocca uno dei suoi calzini firmati Gucci, mentre tentava di urlare per chiedere aiuto. Trump, quando fu liberato dagli alunni della terza A, li ringraziò e organizzò per loro una festa. Alla festa partecipò anche Melania Trump che raccontò che negli ultimi tempi si era accorta che suo marito era più aggressivo del solito.
Gli alunni stavano festeggiando con bibite, salatini e molto altro, erano tutti felici davanti al banchetto che Trump aveva organizzato.
Il clima di gioia si interruppe bruscamente quando la regina chiamò e invitò i ragazzi ad ascoltare attentamente la televisione. Il grande schermo della stanza proiettava l’immagine di Boris Johnson, politico, giornalista, scrittore, nonché attuale premier britannico, che comunicava di aver trovato un farmaco in grado di sconfiggere il virus. Tossendo e sputacchiando stava raccontando che lui stesso aveva avuto i sintomi del covid-19 ma che erano scomparsi dopo aver assunto quella medicina. Boris invitava quindi tutti a comprare quel farmaco per sconfiggere il Coronavirus. I ragazzi notarono che i suoi occhi erano vuoti, senza emozioni, non toccava il suo bicchiere d’acqua, non sbatteva mai le palpebre e non si muoveva mentre parlava. Inoltre la sua voce era più cupa e aveva un modo di parlare molto strano. Per di più i ragazzi sapevano che i medici avevano detto che il vaccino sarebbe stato pronto solo da lì a un anno.
Gli alunni della terza A insospettiti dallo strano comportamento di Boris Johnson decisero di vederci più chiaro.

Boris era sempre stato un uomo solare che trasmetteva felicità e euforia, ora però era diverso, dove essergli successo qualcosa. Trump intervenne subito dicendo che qualche giorno prima era stato contattato da Boris per una riunione a porte chiuse; Johnson aveva invitato anche Putin che però non si era più fatto sentire. Trump mostrò l’email e i ragazzi capirono cosa era accaduto. Si guardarono tutti in faccia e si resero conto che anche lui aveva subito l’attacco alieno.
Boris era un’altra vittima degli alieni e probabilmente il farmaco che stava sponsorizzando non era altro che il medicinale che avrebbe aiutato gli alieni a sottomettere gli umani. Gli alunni della terza A non potevano ancora tornare a Verdellino, dovevano prima sconfiggere anche il primo ministro inglese.
I ragazzi erano pronti per un’altra avventura alla ricerca dell’ultimo alieno. Così decisero di partire con il sottomarino, ma Trump convinse la classe a viaggiare su una sua nave da guerra, la più sicura d’America. Così gli alunni salirono sull’imbarcazione e dopo aver attraversato l’Oceano atlantico settentrionale arrivarono in Inghilterra. Lì presero un treno per andare a Londra. Arrivati nella città, capitale del Regno Unito, gli studenti salirono su un autobus che fermava vicino a Downing Street, dove Boris Johnson viveva e lavorava. Arrivati al numero 10, i ragazzi riuscirono ad entrare nel domicilio di Boris, che si era trasformata nel covo dell’alieno. Come prima cosa addormentarono la guardia che si trovava all’esterno, spalancarono la porta, entrarono e iniziarono a cercare l’alieno, ma al suo posto trovarono la regina inglese. Tutti gli studenti erano stupiti e alcuni di loro dubbiosi. La regina ordinò loro di andarsene visto che avevano già fermato due alieni e all’alieno che si fingeva Boris Johnson ci aveva già pensato lei. Uno degli studenti, sospettoso, le porse una bottiglia di tè bollente come omaggio e insisté perché lo bevesse subito prima che si raffreddasse, dicendo che l’aveva preparato personalmente. La regina iniziò a tremare e disse che non aveva sete. Allora lo studente fece finta di inciampare e le versò il tè addosso. La regina urlò e la pelle le diventò molle e grigiastra. L’alieno era venuto allo scoperto. I ragazzi si resero conto che il suo ufficio era pieno di boccettine del farmaco che avrebbe dovuto curare il Coronavirus. L’alieno ruppe uno di quei contenitori che sprigionò un gas malefico. Fortunatamente gli alunni erano dotati di mascherine e gel antibatterici. Quindi i ragazzi delle Terza A sciolsero l’alieno con i soliti strumenti. Presero i farmaci e provvidero a distruggerli senza causare danni all'ambiente e all’umanità. Poi notarono un frigorifero sospetto sigillato con del nastro adesivo, lo aprirono e trovarono al suo interno il vero Boris legato alle estremità con le sue cinture Off White e Louis Vuitton e con in bocca uno dei suoi calzini di Chanel.
Nel frattempo la Regina Elisabetta si era alzata controvoglia, pensando che non solo doveva salvare il mondo, ma anche affrontare i postumi di una sbornia. Il giorno prima, aveva festeggiato per il successo dell’impresa della terza A e aveva bevuto troppo. Guardò l'ora e disse:
- Oh mio Dio, quanto ho dormito, sono le diciannove. Mi sento una ragazzina alla sua prima sbronza, non una donna anziana di 93 anni. Basta adesso la devo smettere con l'alcol. Alfreeeed!
Alfred, il cameriere, comparve subito alla porta, solerte come al solito. Quando la Regina chiamava, lui si presentava in un lampo. Si avvicinò al letto della Regina e le diede un’aspirina e dell'acqua.
La regina disse:
- Alfred, basta, la devo smettere di bere, sono una donna anziana e devo avere più rispetto per il mio corpo.
Dopo aver detto questo, la Regina Elisabetta andò a cambiarsi, però era indecisa su che abito mettere quel giorno, quindi chiamò Alfred, ma lui non rispose, cosa che la fece preoccupare. Quando ritornò in camera sua, vide Alfred privo di sensi, steso a terra. La Regina chiamò le guardie che portarono il cameriere in camera sua e chiamarono un medico. Il dottore disse che l’uomo aveva contratto il Coronavirus. La Regina era sconvolta, Alfred era il suo più fidato amico. Così decise di fargli una di quelle bevande che consumano gli sportivi, per tirarlo su di morale. La bevanda era un centrifugato di pompelmo, lamponi, Kiwano, Finger Lime e lacrime della Regina Elisabetta. Quando la Regina Elisabetta la diede al fedele amico, il cameriere si sentì subito meglio, cosa che fece rallegrare la Regina, che chiamò il medico. Quest’ultimo dichiarò che Alfred era guarito dal Coronavirus grazie al centrifugato che la regina aveva preparato. il centrifugato era molto salutare e quindi rafforzava il sistema immunitario, aveva una fragranza così forte e un sapore così dolce che eliminava il virus. La Regina allora tornò in cucina e preparò moltissime bottiglie che avrebbe potuto poi distribuire a tutte le persone che ne avrebbero avuto bisogno. Sarebbe basato berne solo qualche piccolo sorso. Anche se la nuova bevanda aveva un sapore troppo dolciastro, l’odore era molto piacevole e avrebbe di sicuro incuriosito tutti quanti. Si trattava quindi di un rimedio molto utile: la Regina aveva trovato l'antidoto al Coronavirus.
Dopo aver scoperto l'antidoto, la Regina lo mise subito sul mercato riuscendo a salvare molte persone, cosa che rese la sua figura ancora più amata ed apprezzata. Qualche giorno dopo la Regina Elisabetta contattò i ragazzi della terza in videoconferenza e disse loro:
- Ragazzi, vi sono immensamente grata, voi avete rischiato la vita per il vostro popolo, lasciate quindi che vi inviti nella mia dimora per prendere un tè e per sdebitarmi. Se c'è qualcosa che posso fare per voi, ditemelo.
I ragazzi della terza A risposero:
- Be' c'è qualcosa che può fare. potrebbe ascoltare i nostri consigli.
La Regina Elisabetta concluse:
- Be’, ne sarei onorata.
Tutti risero, chi l'avrebbe mai detto che un giorno avrebbero salvato il mondo e chiacchierato con la Regina Elisabetta, come se fossero amici. I ragazzi della terza A, dopo l'invito della Regina, si presentarono immediatamente a Buckingham Palace, pensando che era meglio non far aspettare la sovrana.
I ragazzi entrarono nell'edificio e furono accompagnati dalle guardie che li fecero accomodare nella sala dove abitualmente si beveva il tè.
Dopo aver salutato la regina i ragazzi dissero:
- Finalmente siamo riusciti a sconfiggere gli alieni e a trovare un rimedio al Coronavirus. Grazie regina.
Elisabetta rispose:
- Ma prego ragazzi non c’è di che, sono io che devo ringraziare voi che avete salvato anche Trump e Putin, siete stati dei veri eroi molto coraggiosi. Ma veniamo ai vostri consigli, non vedo l’ora di ascoltarli.
A quel punto gli alunni spiegarono:
- Noi vorremmo che la sanità diventasse completamente gratuita, che il petrolio non venisse più usato come combustibile e che lei donasse un po’ di soldi per le organizzazioni che lottano per i diritti umani. Inoltre vorremmo che lei ci aiutasse a sensibilizzare tutti su alcuni pratiche importanti per il futuro del nostro pianeta: la prima è quella di lavarsi le mani di frequente, perché l’igiene non si deve mai trascurare. La seconda è di mantenere il pianeta pulito, utilizzando sempre di più le macchine elettriche e usando le fonti rinnovabili.
Anche la Regina disse la sua sull’argomento. Elisabetta II era d’accordo sull’importanza di rafforzare il sistema sanitario, non bisognava certamente fare dei tagli, che si sarebbero rivelati pericolosi per la vita delle persone; la cattiva abitudine degli esseri umani di mangiare la carne degli animali aveva causato una pandemia, bisognava assolutamente ridurre il numero degli allevamenti intensivi e cercare di evitare di deforestare interi boschi, per lasciar posto ai campi coltivati per produrre il mangime degli animali d’allevamento.
Dopo aver riflettuto, la regina decise di donare gratuitamente grosse quantità di centrifugato a tutti i paesi del mondo, anche a quelli che non erano stati molto solidali con l’Italia. Elisabetta II e i ragazzi della Terza a avevano capito che l’unione fa la forza e che in momenti difficili come quelli che avevano vissuto l’egoismo e l’avidità sono atteggiamenti sbagliati, specialmente se in gioco c’è la vita di miliardi di persone.

















































